Cosa fa il Conapa?

Conapa coordina, con le Associazioni dei Piccoli Azionisti aderenti, le attività che possano facilitare la partecipazione e la rappresentanza dei piccoli azionisti alle assemblee dei soci e massimizzarne l'impatto dei loro diritti di voto in queste sedi. La mission è quella di unire gli intenti della proprietà diffusa di titoli delle società quotate e la volontà degli azionisti in modo efficace.

Uniti per contare di più

La forza del Conapa, e di conseguenza il peso delle Associazioni e degli Azionisti iscritti nel libro soci delle rispettive società, dipende dalla assidua presenza e dalla coesione tra i soci delle Associazioni che essa riesce a rappresentare. L'unione dei "minoritari" può fare la differenza.

 

Esortiamo quindi i piccoli risparmiatori e le Associazioni di Azionisti ad iscriversi, aiutando CONAPA ad interagire con chi possiede le azioni delle società quotate (e non) per:

  • divulgare efficacemente le informazioni societarie
  • effettuare valutazioni coscienti e documentate sulle scelte strategiche 
  • avvisare i soci degli appuntamenti e delle scadenze più importanti
  • accogliere le diverse opinioni e valutazioni.
  • raccogliere le deleghe di voto per le Assemblee degli azionisti
  • promuovere la diffusione della cultura della partecipazione
  • sviluppare campagne di proselitismo attivo tra gli azionisti di minoranza

CONAPA.it

è il portale del Coordinamento Nazionale
dei Piccoli Azionisti

Il portale è stato preparato dal Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Piccoli Azionisti. Il Coordinamento è nato con il compito di promuovere una nuova "democrazia economica e sociale" e di proporre un modello di sviluppo solidale e di garanzia, professionale e patrimoniale, a larghi strati della popolazione "attiva" e dei piccoli risparmiatori.

 
GLI OBIETTIVI DEL CONAPA

Il CONAPA ha l’ambizione d’accompagnare e promuovere l’azionariato presso le imprese, indipendentemente dalle loro attività produttive e dalle loro dimensioni (siano esse quotate o meno). L’esistenza stessa del Coordinamento è finalizzata alla creazione di nuove associazioni di azionisti, che permettano la partecipazione attiva dei piccoli risparmiatori (azionisti liberi, dipendenti ed ex-dipendenti) alla vita sociale dell’azienda nella quale hanno investito o per la quale lavorano.

Solo il raggruppamento associativo permette agli azionisti di essere informati e di partecipare con cognizione di causa alla scelte dell’impresa, attraverso i loro rappresentanti per delega espressa, che sono tenuti a fornire un’informativa completa e documentata, secondo Regolamento Consob.

Le Associazioni, per legge, sono tenute all’esercizio dei diritti dell’azionista e alla partecipazione alle assemblee generali per porre domande e votare sui temi posti all’approvazione degli azionisti (bilanci, scelte strategiche, dividenti, etc.). L’Associazione, tra l’altro, ha la potestà, di sottoporre risoluzioni e proposte di voto prima delle votazioni in Assemblea. L’efficacia dell’azione delle A.P.A. (formate in base al Testo Unico della Finanza n.58/98 ed alla Regolamentazione Consob) si è dimostrata preziosa varie volte, ma non basta. Occorre potenziarne la forza, attraverso un azione divulgativa e trasparente volta a sviluppare una cultura dei diritti che porti i possessori di Azioni (pezzi di capitale) nelle Società quotate in Borsa a raggrupparsi per esprimere una quota significativa di voti, che può portare alla nomina di un rappresentante degli azionisti di minoranza nelle governance societarie.

Le recenti OPS (offerte pubbliche di scambio) e le OPA (offerte pubbliche d’acquisto) hanno dimostrato la reattività dei piccoli risparmiatori e degli azionisti dipendenti, organizzati in Associazioni, con piena consapevolezza del proprio ruolo ed agendo in difesa del loro investimenti. In alcuni casi anche in difesa dei posto di lavoro.

Pertanto, gli azionisti nel CONAPA da passivi possono diventare attivi e determinanti.
 

 
 Cosa facciamo
 
LA MISSIONE DEL CONAPA:
 
  1. Raggruppare tutte le associazioni rappresentative dei piccoli risparmiatori, degli azionisti dipendentie ex dipendenti, che siano regolarmente costituite, e favorirne la loro concertazione, esaltandone le sinergie.
  2. Supportare ed aiutare tutte le associazioni di azionisti in fase di formazione e costituzione.
  3. Facilitare l’informazione delle varie associazioni.
  4. Rappresentare e farsi portavoce delle istanze dei piccoli risparmiatori di fronte ai poteri pubblici, al legislatore ed ai media.
  5. Attuare una politica di formazione, educazione ed informazione del risparmiatore e dell'utente il credito, utilizzando, se necessario, strumenti pubblici ed organismi riconosciuti (anche privati) e deputati all'instaurazione di un nuovo e più razionale rapporto socio-economico tra le categorie interessate, al sostegno e alla promozione di corsi, convegni, seminari, giornate di studio e simili, con l'intento di favorire gli scambi, anche culturali, tra gli associati.
  6. Organizzare iniziative istituzionali in tema di tutela del risparmio e del credito.
  7. Essere crocevia e punto di approfondimento/riflessione sull’evoluzione dell’azionariato.
  8. Essere partner, essenziale, nella redazione e nella promozione di un codice di autodisciplina delle Associazioni: Corporate governance, etica ecc.
  9. Allargare il campo d’azione, a livello nazionale, europeo e globale, attraverso un’intensa attività di lobbying.
 

Valorizzare ed assicurare l’esercizio
dei Diritti fondamentali del Piccolo Risparmiatore.

I risparmiatori liberi e gli investitori dipendenti sono azionisti a tutti gli effetti e devono beneficiare di tutti i diritti fondamentali dell’azionista in conformità con il diritto societario e gli standards internazionali del Governo dell’Impresa.

Le strutture collettive messe in atto per la raccolta e la gestione delle somme versate dagli azionisti non devono avere come effetto quello di ostacolare l’esercizio dei diritti degli azionisti.
 
I membri del Consiglio di Sorveglianza e delle strutture collettive (tra cui i fondi azionari) della società devono essere eletti dagli azionisti liberi e dipendenti.

Per assicurare l’indipendenza dei piccoli risparmiatori e dei loro rappresentanti il legislatore deve facilitare l’attuazione, a loro vantaggio, di disposizioni ufficiali che gli diano i mezzi per riunirsi ed organizzarsi.

FORZA DI RAPPRESENTANZA NELLE ISTANZE DECISIONALI

Quando l’azionariato di minoranza rappresenta almeno l’1% del capitale, deve essere presente di diritto nelle istanze decisionali (Consiglio di Amministrazione, Collegio dei Sindaci o di Sorveglianza di una società).
I rappresentanti degli azionisti devono essere eletti dagli azionisti liberi e dipendenti e tra questi su delle candidature libere, con l’unico obiettivo di designare almeno 2 candidati per il seggio del consiglio d’amministrazione.

PARTECIPAZIONE AGLI AUMENTI DI CAPITALE

In occasione di qualsiasi aumento di capitale deve essere proposta all’insieme dei piccoli azionisti almeno il 5% delle azioni emesse in una o più tranche nel rispetto delle modalità di attribuzione riservate anche ai dipendenti.

LEGISLAZIONE E CAMPO DI APPLICAZIONE

Al fine di sviluppare l’azionariato, il legislatore deve favorirne la sua attuazione in tutte le imprese.

ARMONIZZAZIONE EUROPEA INTERNAZIONALE

In uno spirito di parità di trattamento degli azionisti di uno stesso gruppo, di fronte al fenomeno della globalizzazione, le autorità nazionali devono adoperarsi per l’armonizzazione europea ed internazionale dei diritti dei piccoli azionisti.

LE PRINCIPALE RELAZIONI DEL CONAPA

Rapporti con i poteri politici: sulle diverse tappe dell’attuazione dell’azionariato tra i piccoli risparmiatori il CONAPA ha intrattenuto rapporti con parlamentari, consiglieri ministeriali ed i massimi responsabili di diverse Società quotate in Borsa.

Recentemente sulla "rivisitazione della Legge Draghi" alla Camera dei Deputati, ha partecipato all’audizione presso la Commissione Finanze ed in questo contesto ha presentato una propria memoria, integrata con i risultati emersi dalla riunione di studio tra 25 delegati dei dipendenti azionisti di tutta Italia, organizzata a marzo 2002 dall’Associazione Azionisti della Soc. Autostrade Spa presso la Camera di commercio di Genova.

Inoltre, nel 2003, ha partecipato all’audizione presso la Commissione Lavoro in vista della formazione di una Proposta di Legge in attuazione degli articoli 46 e 47 della Carta Costituzionale, in materia di partecipazione dei lavoratori nel capitale sociale delle aziende, formulando una propria proposta di Legge Quadro in materia di partecipazione sull’esempio di altre esperienze già attuate in Europa.

Le imprese: il CONAPA incontra i manager delle imprese o i loro collaboratori per far valere i vantaggi delle Associazioni che rappresentano i piccoli azionisti liberi e dipendenti.
Le Autorità di riferimento delle istanze relative all’azionariato: Consob spa, Borsa Italiana spa, Osservatorio sull’Azionariato Salariale in Europa.

ATTIVITA’:

Partecipazione alle Assemblee degli Azionisti delle società partners.
Organizzazione di convegni: a Roma su "Piani delle Stock Options ed Azionariato diffuso"; a Genova sulla "democrazia economica" e la Giornata di Studio sul "Testo Unico per la Finanza" (Legge n. 58/98), etc..

REALIZZAZIONI

Il Portale-internet del CONAPA: il Conapa ha costruito nel 2003  il portale internet www.conapanet.org e nel 2009 il nuovo portale www.conapa.it destinato ai piccoli ripsrmiatori ed alle varie associazioni aderenti per supportarne tutte le iniziative, nonché le informazioni di attualità sull’azionariato. Ogni associazioni aderente al Conapa è ospitata con "pagine indipendenti" ovvero attraverso link dei rispettivi siti web.
La pubblicazione del cofanetto con la 1^ Guida del Piccolo Risparmiatore, il Dizionario del Piccolo Risparmiatore, il Glossario dei Covered Warrant.

 
LE REALTA’ EUROPEE

Nei Paesi della Comunità Europea, lo sviluppo dell’azionariato salariale è stato incoraggiato soprattutto attraverso la concessione di vantaggi fiscali.

In Germania per legge sono stati concessi benefici per la formazione del patrimonio dei dipendenti ed in particolare per lo sviluppo del risparmio azionario.

In Belgio l’azionariato dei dipendenti è stato facilitato con misure fiscali (deduzione limitata 22.000 franchi belgi) a favore di qualsiasi impiegato che acquistava azioni della propria società. Un regime speciale ha permesso ai datori di lavoro ed a tutti i dipendenti, con almeno un anno di anzianità, un’opzione sulle azioni della società, mentre le plus valenza sono state totalmente esentate dal pagamento delle tasse. E’ stata inoltre consentita alle società di emettere azioni riservate al personale.

Nei Paesi Bassi, invece, l’azienda ha la libertà di stabilire un programma nel quale sia inserita la partecipazione dei dipendenti. Gli aiuti fiscali si applicano soltanto se i ¾ dei dipendenti dell’azienda.

In Gran Bretagna esistono diverse formule per incrementare la partecipazione dei dipendenti agli utili e al capitale dell’azienda (la condivisione del profitto con pagamento in azioni o in contanti, la distribuzione di azioni al Personale nel quadro di piani di risparmio aziendali, i piani di opzioni su azioni della società, etc.). I regimi più diffusi sono quelli che legano una parte dello stipendio all’evoluzione dell’utile, generando importanti alleggerimenti fiscali.

In Italia il legislatore, in una prima fase, ha anticipato lo sviluppo della "corporate governance", incoraggiando la partecipazione degli azionisti dipendenti alla gestione della società (T.U. n.58/98). E recentemente, con la legge Visco ha prefigurato agevolazioni fiscali per i “Piani di Stock Option destinati alla generalità dei dipendenti”, a vantaggio delle aziende e del personale destinatario dell’assegnazioni di azioni della società emittente.

Nel nostro Paese, senza questi passi del legislatore saremmo rimasti in coda con l’unica opzione "agevolata" e molto datata: il trattamento di fine rapporto (TFR), dispositivo di risparmio obbligatorio che a fronte di un versamento in capitale (del dipendente e dell’azienda) al termine del contratto di lavoro prevede l’ erogazione di una somma al lavoratore. L’unica forma di risparmio che nel nostro Paese non è stata considerata nel reddito imponibile annuale.

LE SOCIETA’ EUROPEE INVESTONO NELL’AZIONARIATO.

La legislazioni europee ne fanno un investimento finanziario particolarmente vantaggioso, fiscalmente e socialmente. Un fatto indiscutibile ma che non spiega completamente il successo dell’azionariato salariale transalpino.
In Europa l’azionariato salariale è qualcosa di più di un semplice investimento.
In effetti perché un investimento riesca, perché tale formula riesca, non si investe soltanto nei Piani azionari "tout court2, ma ci si investe ossia si investe sulle proprie energie potenziali. Questa peculiarità è vera per il dipendente e per la sua azienda.
Perché i dirigenti delle Società europee favoriscono tali operazioni?
Perché gli azionisti europei hanno investito una parte importante del loro risparmio, spesso andando contro i consigli delle loro nonne, vale a dire senza diversificare troppo i loro risparmi?
Fino a quando le società potranno incoraggiare da parte di tutti gli azionisti gli sforzi, sempre più importanti, per finanziare i piani d’azionariato ed i lavoratori -che talvolta contano centinai di milioni di Euro. Tali iniziative suscitano degli interrogativi da parte degli investitori istituzionali e da parte dei fondi, che in linea di principio sono favorevoli ai piani di azionariato generalizzato, ma da una parte si pongono anche varie domande: l’azionariato salariale funziona? Cosa ci dà? Come misurarne il successo ?

L’EFFICACIA DELL’AZIONARIATO

Le motivazioni e gli obbiettivi dell’azionariato libero e salariale sono molteplici ed evolvono con l’esperienza. All’inizio si tratta di:

1) associare i dipendenti al capitale dell’azienda;
2) rafforzare un nocciolo duro o stabile di piccoli azionisti;
3) creare un sentimento d’appartenenza al gruppo o di rafforzarne la sua identità;
4) offrire ai piccoli azionisti, liberi e dipendenti, una remunerazione del capitale vantaggiosa dal punto
    di vista finanziario, fiscale e sociale.

In seguito e in modo più duraturo:

a) di sviluppare una cultura azionaria che influisca sull’immagine dell’azienda e sul clima sociale del gruppo, 
    generando una maggior comprensione e una migliore adesione dei piccoli investitori alle strategie di      
    sviluppo a lungo termine;
b) di formare e mobilitare l’insieme dei piccoli risparmiatori;
c) di fare evolvere i comportamenti degli investitori, liberi e dipendenti, attorno ad una cultura di tipo
    imprenditoriale.

Sono stati creati alcuni indici borsistici che raggruppano le società quotate con un "azionariato" diffuso importante e partecipato dai dipendenti e vengono paragonati agli indici borsistici di riferimento nei paesi interessati.
In Francia, l’indice IAS (Indice Azionariato Salariale) è stato super performante dal 1990 a settembre del 2000 con una crescita di 418,6% punti percentuali contro i 337,3% punti percentuali per il CAC 40 e il 322,3% punti percentuali per SBF 250.
Questi indici non provano da soli l’efficacia dell’azionariato salariale. Tuttavia mostrano il reale legame tra la performance di Borsa della società quotata e la sussistenza di un azionariato dei dipendenti significativo.

LE RIPERCUSSIONI SULLE AZIENDE

Dal 1997 la Hewitt Associates ha sviluppato uno studio, sugli effetti dell’azionariato di minoranza sulle performance aziendali, realizzato presso 382 gruppi americani, ed in partenariato con la North-Western University, la Kellog Graduate School of Management e la Federal Reerve Bank of New York.
I dati finanziari presi in considerazione sono quelli dei due anni precedenti all’attuazione dell’azionariato generalizzato e dei quattro anni successivi al varo dei Piani.
L’indagine ha riguardato la comparazione tra l’evoluzione delle performance tra il prima e il dopo il varo dei Piani di azionariato e le performance delle aziende concorrenti senza un Piano azionario dei dipendenti e per i piccoli investitori.
I principali risultati della ricerca svelano un vero e proprio legame tra l’azionariato dei dipendenti ed i risultati conseguiti dalle società.
In particolare lo studio dimostra che le aziende che hanno attivato i Piani di azionariato ottengono:

a) un Return On Assets vale a dire ritorno sui capitali investiti di 14 punti percentuale superiore rispetto alle altre aziende in un periodo di 4 anni dopo l’attuazione del Piano;
b) un Total Shareholder Return una plus valenza più i dividendi di 12 punti percentuale superiore rispetto alle società nello stesso periodo di 4 anni.

Nei due giorni seguenti il lancio del Piano di azionariato nei mercati finanziari il valore borsistico delle Società quotate è aumentato di 1,6 punti percentuali, mostrando così la favoverovelo accoglienza degli investitori dei Piani varati.

MA COSA PENSANO GLI AZIONISTI ?

Un’inchiesta condotta per iniziativa di un comitato di pilotaggio composto dalla Federation d’Actionnaire Salarié, da ParisBourse e dalla Hewitt Associates ha dimostrato l’efficacia dell’azionariato di dipendenti ed ha permesso di verificare l’impatto che l’azionariato salariale ha sul comportamento dei dipendenti, sul loro attaccamento alla società, sulla loro percezione e sulla loro comprensione del funzionamento della loro azienda.
Quindi l’indagine ha voluto verificare quali ricadute i Piani di azionariato producono sulle motivazioni e sulle performance dei singoli dipendenti.
I risultati verificati dall’inchiesta sono decisivi, poiché dimostrano l’efficacia e la forza che un Piano di azionariato salariale ben realizzato e ben seguito può generare.
C’è da dire che la semplice attribuzione di azioni della Società deve essere accompagnata da processi formativi e da puntuali informazioni sulla realizzazione degli obiettivi strategici, dei bisogni e delle procedure di finanziamento, che concorrono alla creazione di valore per gli azionisti.
Alla luce di risultati dell’indagine, emerge che:

1) l’ 83% dei dipendenti è più attento al successo della propria Società;
2) il 59% dei suoi collaboratori si senta più attaccato alla società;
3) il 47% é più vigilante sulla buona gestione del proprio servizio e delle proprie attività;
4) il 36% é più motivato nello svolgimento del proprio lavoro.

 
 
L'indice dei piccoli investitori italiani

Sul mercato finanziario italiano ha debuttato un nuovo indicatore che, pur affiancandosi agli altri già esistenti, si differenzia da questi ultimi e, secondo il Conapa, contribuirà ad accrescere la considerazione degli operatori per i tanti piccoli investitori italiani.
L'indice verrà pubblicato con periodicità mensile su Corriere Economia (supplemento del Corriere della Sera) e verrà riprodotto sul sito web dell’Associazione degli Azionisti di Autostrade S.p.A. (www.autostradeazionisti.it).
Infatti, a partire da settembre 2002, l'indice denominato Bsi Gamma è stato presentato al pubblico degli operatori di Borsa e degli investitori per iniziativa dell’elvetica Bsi Gamma Foundation.
Si tratta di un indicatore che, ispirato alla metodologia del professor Robert J. Shiller (economista americano docente all'Università di Yale), rileverà mensilmente il sentiment dei piccoli investitori grazie alla raccolta ed alla elaborazione di dati condotta dalla società Ipsos Explorer.
Il campione di riferimento è costituito da 633 piccoli investitori italiani suddivisi per categorie di impiego dei capitali: il 48% possiede quote di fondi comuni, il 43% ha titoli azionari, il 21% ha una polizza assicurativa collegata ad un fondo azionario comune, il 15% investe in fondi pensione, l'8% ha una gestione patrimoniale.
L'indice verrà espresso mediante un indicatore generale di fiducia (che andrà da più 100 fino a meno 25 con una media di 37,5) che sarà poi la sintesi di quattro differenti valori, ovvero: l'indice di ottimismo, l'indice di no crash, l'indice di rimbalzo e l'indice di incertezza.
La Bsi Gamma Foundation, creata nel 1998 dalla Banca Bsi (gruppo Generali), è attualmente presieduta dal professor Renè Stultz dell'Università dello Stato dell’Ohio e annovera come responsabile scientifico il professor Andrea Beltratti dell’Università Bocconi di Milano.