(Guida al Diritto) 17 gennaio 2012
Il video dell'intervento parte 1 - parte 2 - parte 3
È impietosa l’analisi sul funzionamento della Giustizia fatta questa mattina alla Camera dal ministro Paola Severino nel corso della sua relazione sullo stato della Giustizia in Italia. Bastano pochi numeri per dare il quadro di un sistema che va riformato al più presto. Per cominciare il cattivo funzionamento del settore civile costa all’Italia l'1% del Pil. Sul fronte penale, poi, i detenuti in attesa di giudizio sono 28mila, addirittura il 42% dell'intera popolazione carceraria, nessuna amnistia però è in vista. Mentre l’arretrato complessivo, al 30 giugno scorso, era pari a quasi 9 milioni di processi. Per la Severino però la crisi è anche l’occasione per procedere a una riforma. Promossa, invece, la mediazione che inizia a dare buoni risultati.
«Per quanto possa apparire paradossale - ha detto la Severino - , proprio oggi, in presenza di una drammatica congiuntura economica internazionale, si presenta l'occasione, forse irripetibile, di riformare davvero il sistema giudiziario italiano». E lo si può fare, ha sottolineato, «ciascuno nel proprio ambito, trasformando le criticità in opportunità di sviluppo e di miglioramento dei servizi offerti al cittadino». Gli interventi già attuati dal governo, per il ministro, «non sono ancora riusciti a determinare una svolta positiva e strutturale». Tuttavia «non mancano né i segnali positivi né le potenzialità che consentono di prevedere un miglioramento concreto».
Avvocatura mobilitata contro le liberalizzazioni
Una giornata ricca di passione anche su altri fronti per il mondo dell’avvocatura, con il Cnf che prende carta e penna e scrive una lettera ai presidenti del Senato e della Camera per riavviare in modo condiviso la riforma forense. L’Oua, invece, ricorda l’appuntamento di venerdì a Roma per decidere le azioni con cui contrastare l’agenda del Governo. Mentre l’Associazione nazionale forense si rivolge direttamente al ministro: “La Severino come chi l'ha preceduto, insiste a confondere l'arretrato con il pendente, salvo poi a dover riconoscere che sono già due anni che la tendenza si è invertita”. Infine, per Luca Palamara «Rivedere le circoscrizioni, eliminando quindi i tribunali inutili, informatizzare gli uffici giudiziari e credere a una nuova organizzazione interna degli uffici sono tre punti di partenza».
Il capitolo arretrato
La lentezza della giustizia secondo Severino "desta forti preoccupazioni sia in ordine all'enorme mole dell'arretrato da smaltire che, al 30 giugno del 2011, è pari a quasi 9 milioni di processi (5,5 milioni per il civile e 3,4 milioni per il penale), sia con riferimento ai tempi medi di definizione che nel civile sono pari a 7 anni e tre mesi (2.645 giorni) e nel penale a 4 anni e nove mesi (1.753 giorni)". Con oltre 2,8 milioni di nuove cause in ingresso in primo grado l'Italia è seconda soltanto alla Russia. "Proprio questo fenomeno - ha detto - determina un ulteriore intasamento del sistema conseguente al numero progressivamente crescente di cause intraprese dai cittadini per ottenere un indennizzo conseguente alla ritardata giustizia". Mentre poco conta ("una goccia in un mare") la conferma del trend negativo dell'insorgenza di nuove cause civili, sceso sotto la soglia psicologica del 3 per cento.
I risarcimenti da ritardo e gli errori
Lo scorso anno lo Stato italiano ha dovuto sborsare 46 milioni di euro per procedimenti penali dovuti a errori giudiziari e 84 milioni di euro per risarcire i cittadini che hanno fatto ricorso contro l'eccessiva lentezza dei processi.
Sì al taglio dei tribunali
Il sistema paese "non può più permettersi oltre 2.000 uffici giudiziari allocati in 3.000 edifici". Avanti tutta dunque sia con il taglio dei tribunali, che con l'accorpamento di 674 uffici, consente di recuperare 2.104 unità di personale amministrativo e di risparmiare, a regime, 28 milioni di euro l'anno".
L'uso della custodia cautelare è eccessivo
Il Guardasigilli ha sottolineato che in Italia i detenuti in attesa di giudizio sono 28mila, il 42% dell'intera popolazione carceraria, e che questa rappresenta «una anomalia tutta italiana». «Sulla necessità - ha aggiunto il ministro Severino - che la delicata e complessa valutazione delle esigenze cautelari sia improntata a criteri di estrema prudenza condivido le preoccupazioni pubblicamente manifestate dal primo presidente della Corte di Cassazione».
Mediazione civile in crescita
«Rispetto alle 33.808 mediazioni iscritte nel primo semestre del 2011 si può cogliere un trend in crescita se si considera che a novembre 2011 le mediazioni registrate hanno superato la soglia delle 53.000 unità». Per il ministro quello della mediazione è «un'importante riforma che mira a ridurre in modo sensibile il numero di giudizi dinanzi al magistrato» e offre alle parti «uno strumento generale alternativo alla via giudiziale per risolvere le controversie dei cittadini».
Angoscia per lo stato di carceri e Opg
Severino esprime la sua "personale preoccupazione", anzi la sua "angoscia per lo stato delle carceri italiane e degli ospedali psichiatrici giudiziari", e sente "fortissima, insieme a tutto il governo, la necessità di agire in via prioritaria e senza tentennamenti per garantire un concreto miglioramento delle condizioni dei detenuti". Questa situazione "va migliorata subito - sottolinea - pur nella piena consapevolezza che non esista alcuna formula magica per risolvere questo annoso e doloroso problema". Il ministro non ha dubbi, "solo un equilibrato insieme di misure, idonee a coniugare sicurezza sociale e trattamento umanitariamente adeguato del custodito e del condannato, potrà fornire un serio contributo alla soluzione del problema".
L’organico delle toghe
«Al momento risultano presenti in organico 8.834 magistrati togati, con una scopertura di 1.317 posti». E «risultano completate le procedure per la nomina di 325 magistrati ordinari, vincitori del concorso a 350 posti bandito nel 2009 è in corso la correzione delle prove scritte di un ulteriore concorso a 360 posti, bandito nel 2010, che avrà termine tra poche settimane; altri 370 posti sono stati banditi nel settembre del 2011 e le prove scritte sono previste nel mese di maggio del 2012».
Il Cnf scrive a Fini e Schifani
«Tre buone ragioni perché il Parlamento approvi rapidamente la riforma della professione forense. Un'avvocatura qualificata, innanzitutto, garantisce il miglior funzionamento della macchina giudiziaria; in secondo luogo, la riforma accetta la sfida di una maggiore competitività dei legali; infine, il progetto rinnova l'ordinamento forense, tenendo fede alla missione costituzionale dell'avvocatura della difesa dei diritti dei cittadini». Le ha indicate oggi il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, in una lettera inviata ai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Per Alpa, dunque, «non esistono ragioni giuridiche che precludano
il riavvio dell'iter, fermo restando il diritto-dovere dell'attuale Governo di esprimersi in materia».
Palamara: sì alla revisione delle circoscrizioni
«Rivedere le circoscrizioni, eliminando quindi i tribunali inutili, informatizzare gli uffici giudiziari e credere a una nuova organizzazione interna degli uffici. Sono tre punti di partenza attraverso i quali noi crediamo di dare il nostro contributo al Paese». Lo ha detto Luca Palamara, a margine di un convegno dell'associazione nazione magistrati. Palamara ha aggiunto «penso che la magistratura non può essere considerata come un corpo separato dello Stato, la magistratura fa parte dello Stato e proprio per questo motivo vuole essere una parte attiva fornendo il proprio contributo ».
Anf: il Governo ci ascolti
“L’avvocatura è abbastanza stanca di sentirsi ripetere, ogni anno, dal ministro della Giustizia di turno sempre le solite cose, a partire dall’ostinazione con cui si rapporta un bene primario come ai punti di Pil. Sono anni che i Governi di questo Paese intervengono di continuo sulle regole processuali, con l'obbiettivo di ridurre la durata dei processi, senza mai ottenere risultati significativi.” Lo ha dichiarato Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense.
L’Oua dà appuntamento venerdì a Roma
Nell'assemblea nazionale, fissata per venerdì a Roma, presso la Cassa Forense, saranno deliberate
incisive forme di protesta per contrastare il disegno che vuole disintegrare l'avvocatura e rottamare la giustizia. Lo ricorda in una nota l'Oua, (Organismo Unitario dell'Avvocatura) dopo la riunione dello scorso 14 gennaio indetta dal Cnf, che si è conclusa con una mozione unitaria dell'avvocatura, e a seguito dell'incontro tra il Guardasigilli, Paola Severino, e i consigli degli ordini professionali.
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