03-09-2010

Medio Oriente, colloqui di pace ogni due settimane

13 gruppi palestinesi uniscono le forze: colpiremo Israele dovunque

 

03 settembre, 10:40

 

(di Cristiano Del Riccio).  

WASHINGTON - Israeliani e palestinesi hanno avviato ieri a Washington, dopo 20 mesi di stallo, "produttivi" colloqui diretti di pace impegnandosi a incontrarsi ogni due settimane e a cogliere "entro un anno" la "opportunità storica" di un accordo che metta fine a decenni di violenza e di spargimenti di sangue. Ma sulla via della pace pesa la minaccia degli estremisti palestinesi ostili a qualunque accordo con lo Stato ebraico: 13 gruppi palestinesi, fra cui le Brigate Ezzedin al Qassam, ala armata di Hamas, hanno annunciato ieri sera la creazione di un "centro di coordinamento" per le loro operazioni contro "il nemico sionista", proclamando che Israele sarà colpito "in ogni luogo e in qualsiasi momento".

 

La prossima sessione del negoziato è stata fissata per il 14 e 15 settembre prossimo a Sharm el Sheikh, in Egitto, con la partecipazione, oltre che del premier israeliano Benyamin Netanyahu e dal presidente della autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmud Abbas), anche del segretario di stato Usa Hillary Clinton e dell'inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell.

 

Il presidente Barack Obama, che mercoledì ha avuto incontri bilaterali con Netanyahu e Abu Mazen e che sta investendo notevole capitale politico nel successo del negoziato, ha detto ieri di essere "incoraggiato" dalla serietà mostrata dalle due parti in questa ripresa dei negoziati. Mitchell ha definito "produttivi" i colloqui odierni confermando che il traguardo "resta quello di risolvere tutti i problemi principali entro un anno".

 

"La prossima tappa è quella di raggiungere un accordo quadro che porti ad affrontare i problemi dello status permanente", ha aggiunto il diplomatico americano. Secondo fonti palestinesi Netanyahu e Abu Mazen hanno concordato di discutere come prima cosa il problema delle frontiere. I colloqui sono iniziati ad un tavolo a forma di 'U' con la due delegazioni ai lati opposti. Netanyahu e Abu Mazen si sono stretti la mano davanti ai fotografi. Una prima sessione allargata è stata seguita da un incontro a tre - la Clinton, Netanyahu e Abu Mazen - durato 40 minuti e quindi si è conclusa con un faccia a faccia tra i due leader israeliano e palestinese durato per 90 minuti. Il segretario di stato Hillary Clinton, promettendo il sostegno "attivo e prolungato" degli Stati Uniti, ha definito la ripresa dei colloqui di pace "un passo importante verso la liberazione dei vostri popoli dalle catene di una storia che non può essere cambiata".

 

"Avete la opportunità di mettere fine a questo conflitto - ha detto la Clinton alle due delegazioni - Possiamo risolvere tutti i problemi di fondo entro un anno". Netanyahu ha detto che "é giunto il momento delle decisioni difficili". "Una pace vera e durevole sarà raggiunta solo attraverso dolorose concessioni specifiche da entrambe le parti - ha detto Netanyahu - Sono convinto che insieme possiamo farcela". Ma il desiderio di sovranità dei palestinesi "deve essere riconciliato con la necessità di Israele di garantire la sua sicurezza", ha aggiunto Netanyahu nelle dichiarazioni di apertura dei colloqui di pace. Anche Abu Mazen ha espresso la speranza di "iniziare una nuova era di pace, giustizia, sicurezza e prosperità per i palestinesi e per il popolo israeliano". Ma i contrasti sono emersi fin dall'inizio.

 

Abu Mazen ha esortato il governo israeliano a "mettere fine alle attività dei nuovi insediamenti e a far cessare totalmente l'embargo per la striscia di Gaza". Netanyahu però ha già fatto sapere che il suo governo non intende prolungare la moratoria sui nuovi insediamenti, in atto da dieci mesi, che scadrà il 26 settembre prossimo. I palestinesi hanno minacciato di abbandonare i colloqui diretti se la moratoria non sarà prolungata. Tutte le parti hanno condannato i recenti atti di violenza ai danni di coloni israeliani rivendicati da Hamas. Netanyahu ha citato tali attacchi per sottolineare quanto vitale sia per Israele la necessità di garantire la propria sicurezza.

 

AHMADINEJAD, NEGOZIATI DESTINATI A FALLIRE - I negoziati israelo-palestinesi sono destinati al fallimento, ha affermato il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, all'indomani della riapertura dei colloqui di pace ieri a Washington tra israeliani e palestinesi. I negoziati "sono nati morti" e "destinati a fallire" ha detto Ahmadinejad durante un discorso pronunciato oggi a Teheran in occasione della 'giornata per Gerusalemme' a sostegno dei palestinesi. "I popoli della regione sono capaci di far sparire il regime sionista dalla scena" internazionale, ha affermato Ahmadinejad.

 

 

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