Roma - Ci sono i prudenti bot people e gli investitori più “spericolati”; quelli estremamente fiduciosi nella solidità dello Stato e quelli che di titoli pubblici non ne vogliono neppure sentir parlare.
Nel governo dei “banchieri”, com’è stato ribattezzato (non sempre in termini di apprezzamento), pare inevitabile dare un’occhiata agli investimenti azionari della squadra del premier Mario Monti.
E a ben vedere anche le scelte di investimento dei ministri sembrano rispecchiare le tipologie degli investitori italiani.
Da una parte ci sono i piccoli azionisti, come il sottosegretario con delega all’Editoria, Paolo Peluffo, o il ministro Andrea Riccardi, che hanno investito rispettivamente circa 30mila e 46mila euro in btp.
Il sottosegretario Antonio Catricalà dichiara invece di possedere unicamente 20 mila euro di bot.
Esempi a tutti gli effetti di quelli che negli anni Ottanta, con tassi d’interesse a due cifre, venivano definiti “bot people”.
Peluffo ha investito anche cinquemila euro in fondi azionari, Riccardi arriva alla rispettabile cifra di 68 mila euro ma sono tutti obbligazionari: Unicredit, Mediobanca, Edf e i bond della Bei, la Banca europea degli investimenti.
Il ministro per i rapporti col Parlamento, Piero Giarda, invece, dichiara 51.987 euro fra titoli di Stato e depositi ma senza ulteriori dettagli.
Estremamente fiducioso nello Stato pare essere il titolare del Mipaaf, Mario Catania che - da ben prima del Btp day di novembre e dicembre - ha 450 mila euro investiti in titoli di Stato. Ancora di più il ministro Severino, che attraverso un portafoglio di investimento della banca Finnat arriva fino a 1,6 milioni di Btp, in scadenza a ottobre e a un tasso del 4,25 per cento. Complessivamente il Guardasigilli investe per oltre quattro milioni fra banca Finnat, Unicredit, Banco popolare e Generali. Poca cosa, invece, nelle azioni: 4.576 della Generali e 500 della Gbm.
Il ministro del Turismo, Piero Gnudi, preferisce i ctz: 1,2 milioni.
All’estremo opposto dei “bot people” figurano quanti non hanno comprato neppure un titolo di Stato, come i ministri Profumo e Balduzzi. Quest’ultimo possiede quasi 90 mila euro di azioni: spiccano i 31.284 di Eni ma il titolare del dicastero della Salute mette a frutto il suo denaro anche in Atlantia (ex Autostrade), Banca Carige, Enel, Eni, Fiat, Finmeccanica, Gnerali, Intesa San Paolo, Telecom, Unicredit. Un cospicuo pacchetto cui vanno aggiunti oltre 120 mila euro di fondi di investimento, cointestati al 50 per cento.
Il ministro Profumo pare avere invece una predilezione per i titoli bancari, categoria in cui figura quasi metà del suo portafoglio azionario: Intesa San Paolo, Monte dei Paschi e Unicredit. Oltre a Enel, Telecom, Finmeccanica, De Longhi e lo spin off nato di recente proprio da De Longhi, Delclima.
Più internazionali, invece, i gusti del ministro Passera, che dopo aver venduto alla fine del 2011 azoni Intesa San Paolo per 8,8 milioni, conserva ancora titoli obbligazionari per poco meno di 200 mila euro. Quasi 170 mila sono in euro: Generali, ma anche fondi austriaci, tedeschi (Deutsche Telekom), Merrill e Unilever. Un piccola quota (23.774) è invece in dollari, con la compagnia di servizi per società petrolifere, Schlumberg. (ilVelino/AGV)
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