Torino, 6 feb. - (Adnkronos) - Sulla riforma del lavoro "tergiversare, fermarsi, aspettare, non è una soluzione e il governo ha il dovere di agire per cercare di risolvere i problemi, anche se questo non vuol dire negare al Parlamento la priorità di decidere".
Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Torino. "Questo non vuol dire che tutto è già stato deciso, il percorso è appena iniziato, ma deve essere rapido perché tempi lunghi non sono stati dati né a noi come governo né al Paese".
''Uno degli scopi di questo governo è spalmare le tutele su tutti, non dare a tutti un posto fisso a vita. E chi oggi promette un posto fisso a vita promette facili illusioni'', sottolinea allora il ministro che aggiunge: ''Noi stiamo lavorando per cercare di modificare i contratti, per eliminare la flessibilità cattiva e limitare quelle forme di abuso che ci sono state - ha aggiunto - ma c'è un'altra parte di flessibilità quella buona che implica che un'azienda può avere bisogno nel corso della sua attività di un alleggerimento di personale".
"Non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare, ma vogliamo che chi è licenziato sia aiutato dalle istituzioni e dall'azienda stessa a trovare in tempi rapidi una nuova occupazione''.
La riforma del lavoro, "non è fatta per mettere gli uni contro gli altri, noi vogliamo restituire prospettive al Paese", prosegue Fornerola quale ha voluto specificare che "la riforma del mercato del lavoro non è una bacchetta magica per dare lavoro immediatamente a quanti oggi non l'hanno, ma consentirà di dare più strumenti a tutti. Nessuno vuole usare la clava, ma vogliamo usare la parte positiva e propositiva del dialogo per cambiare questa società - ha proseguito - siamo di fronte a un cambiamento planetaro, non si può far finta di non vederlo".
Insomma, "il governo è chiamato a fare scelte impopolari per dare prospettive di crescita al Paese". E "se non riusciremo a convincere i giovani del tentativo di questo governo avremo fallito il nostro compito perché -ha aggiunto il ministro - è per dare prospettive ai giovani che questo governo è stato chiamato". "La vera rivoluzione - ha concluso - oggi non è stare contro, ma insieme per recuperare la visione del Paese".
Il ''posto fisso? E' nata una querelle frutto di una fretta d'interpretazione'', dice dal canto suo il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri che aggiunge: "Il mondo moderno ha grande esperienza di mobilità, noi viviamo nella cultura del posto fisso. Il mondo sta cambiando, come avviene nei Paesi emergenti. Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà. Dobbiamo fare un salto, ma non demonizziamo''.
''Monti ha voluto sdrammatizzare, non è stato fatto per mancanza di rispetto verso nessuno'', ha poi assicurato il ministro dell'Interno.
"Siccome c'è un tavolo aperto che ancora non ha raggiunto alcuna conclusione io non commento e non voglio neanche dare indicazioni su come secondo me si andrà a concludere", interviene il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, a proposito della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro che si sta aprendo.
"Tutti i temi di questo tavolo che hanno a che fare con i contratti, con la flessibiltà in entrata e in uscita, gli ammortizzatori sociali, i servizi all'occupazione, sono tutti capitoli di un unico piano che deve essere visto nel suo insieme", sottolinea.
''Questo è un governo che spesso pensa di non dover rendere conto a nessuno e quindi immagina di poter procedere anche da solo'', commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Che replica anche alle proposte avanzate da Cisl e Uil: ''Una manutenzione dell'articolo 18 intesa come diminuzione della sua efficacia non è giusta e nemmeno necessaria''.
''La cosa che ci preoccupa più di tutte è l'idea che da un confronto sul mercato del lavoro e sul tema fondamentale del dualismo del mercato del lavoro e della precarietà si è passati a una discussione su come indebolire le tutele dei lavoratori'', aggiunge.
Per il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, invece l'articolo 18 ''va rivisto in modo serio, perché dobbiamo diventare europei in tutto''.
In sostanza, il reintegro del lavoratore va mantenuto, soprattutto per evitare che si verifichino abusi, ma, negli altri casi, e da introdurre un ''indennizzo economico''.
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